Tancredi

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Luogo: Roma (Opera di Roma Teatro Costanzi)
Anno: 2004
Musica: Gioachino Rossini
Libretto: Gaetano Rossi
Direttore: Gianluigi Gelmetti
Regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi

Su spazi metafisici inondati dal sole di Sicilia. Luoghi simbolici. Un universo desolato e vuoto. Scene indimenticabili, qui l’arrivo in barca in controluce di Tancredi, la lama di luce del finale, la gabbia in cui è chiusa Amenaide.

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Pizzi stupisce ancora con un Tancredi ancora diversissimo, di neoclassica purezza e di luminosa eternità, molto elegante e formalmente ineccepibile. Su spazi metafisici inondati dal sole di Sicilia si muovono impercettibilmente i personaggi, quasi bassorilievi di immobilità classica e al tempo stesso di romantica sensibilità. Dominante è la scarna essenzialità di vuoti e pieni, le stesse architetture vagamente doriche e certamente dechirichiane si alzano e si abbassano, rivelando nuovi inattesi scorci, sullo sfondo un ulivo e il profilo solenne di un cavallo senza cavaliere. Luoghi simbolici. Un universo desolato e vuoto. Pizzi ci ha abituato a scene indimenticabili, qui l’arrivo in barca in controluce di Tancredi, il suo essere portato a spalla dopo il combattimento, la lama di luce del finale, la gabbia in cui è chiusa Amenaide proiezione di tormenti interiori e sensi di colpa, l’inclinarsi indietro di un muro che diventa pavimento.

Francesco Rapaccioni – teatro.it

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