Death in Venice

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Anno: 2008
Luogo: Venezia
Opera in due atti Op. 88 su libretto di Myfanwy Piper
Musica: Benjamin Britten
Direttore: Bruno Bartoletti
Coreografia: Gheorge Iancu
Regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi

L’allestimento è di una bellezza struggente, fatta di scorci di Venezia calati in una luce livida, opprimente, mortifera; il sole del Lido che illumina la spiaggia e poi i “Giochi di Apollo” è immobile portatore di morte, l’aria pesante fa sì che ogni movimento. Le atmosfere oniriche create convincono sino in fondo ed emozionano profondamente.

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DICONO

Lo spettacolo firmato da Pizzi trova una sua convincente chiave di lettura Il motivo conduttore e la prima scena sono ispirati a “L’isola dei morti” di Arnold Böcklin: le pareti di roccia sono sostituite da libri che paiono rovine antiche ed accentuano l’ineluttabile immobilità che costituisce il fascino dell’originale. Il senso di morte e di presagio che i cipressi emanano permane fino alla fine: gli alberi snelli e scuri, come di ghisa, puntano verso l’alto, sporgendo anche dalle vedute veneziane, a ricordare l’inevitabilità del destino. Le eleganti scene ambientano la vicenda negli anni Trenta ed in luoghi di eleganza metafisica e rarefatta, con richiami veneziani.

Francesco Rapaccioni – Gbopera

L’allestimento di Pier Luigi Pizzi è di una bellezza struggente, fatta di scorci di Venezia calati in una luce livida, opprimente, mortifera; il sole del Lido che illumina la spiaggia e poi i “Giochi di Apollo” è immobile portatore di morte, l’aria pesante fa sì che ogni movimento. Le atmosfere oniriche create da Pizzi convincono sino in fondo ed emozionano profondamente, invitando a riflettere, ponendo la concentrazione del pubblico sulla musica e sull’azione coreografica. Grazie al palcoscenico della Fenice i molti cambi di scena avvengono quasi a vista, non facendo mai perdere allo spettatore il filo dell’azione.

Alessandro Cammarano – Operaclick

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